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Attività fisica e dieta aiutano a prevenire il diabete

Migliorare il proprio stile di vita e la propria dieta è certamente un ottimo sistema per prevenire il diabete. Secondo un gruppo di ricercatori neozelandesi, però, ci vogliono dei cambiamenti significativi. Infatti questi ricercatori hanno analizzato la portata dei cambiamenti, nello stile di vita e nella dieta, necessari per migliorare la resistenza all'insulina. La resistenza all'insulina è un precursore del diabete. Chi ne soffre ha una minore risposta agli effetti dell'insulina, l'ormone che regola i livelli di zucchero nel sangue.
I ricercatori hanno sottoposto alcune persone, non diabetiche ma resistenti all'insulina, a due differenti programmi di dieta ed esercizio fisico. Il primo, meno intensivo, prevedeva una dieta in cui meno del 32% del fabbisogno energetico veniva dai grassi, con almeno 25 g di fibre al giorno, e 30 minuti di attività fisica al giorno per cinque giorni alla settimana. Il livello di intensità dell'allenamento non era specificato.
Il secondo programma, intensivo, prevedeva una dieta in cui meno del 26% del fabbisogno energetico veniva dai grassi, con almeno 55 g di fibre al giorno. L'attività fisica prevedeva 20 minuti di esercizi all'80-90% delle capacità cardiache di ogni persona, quindi molto intenso. Dopo quattro mesi, i partecipanti al primo gruppo avevano migliorato la resistenza all'insulina del 9%, contro il 23% del secondo gruppo.
L'attività fisica si dimostrata quindi uno dei maggiori fattori per migliorare la sensibilità all'insulina. Quindi la prevenzione del diabete richiede sostanziali cambi nello stile di vita, che comprendano un esercizio fisico intenso, oltre che una dieta ricca di fibre e povera di grassi.

Diabetes Care 2002; 25: 445-452.



Bambini e ragazzi obesi a rischio diabete

Una ricerca dell'Università di Yale conferma lo stretto legame fra obesità e diabete. Un bambino obeso su quattro e un adolescente obeso su cinque hanno una ridotta tolleranza al glucosio. Si tratta di una condizione che molto spesso evolve nel diabete di tipo 2.
I medici hanno misurato i livelli di glucosio in 55 bambini tra i quattro e i dieci anni e in 112 adolescenti tra gli 11 e i 18. Tutti i partecipanti erano obesi e appartenevano a diversi gruppi etnici. Il 25% dei bambini e il 21% degli adolescenti ha mostrato una ridotta tolleranza al glucosio. Il 4% degli adolescenti aveva il diabete senza saperlo.
La ridotta tolleranza al glucosio ha anche delle complicazioni, come la resistenza all'insulina o l'iperinsulinemia, cioè elevate quantità di insulina nel sangue. Infatti, molti dei partecipanti allo studio avevano anche uno di questi due problemi.
I ricercatori sostengono che la ridotta tolleranza al glucosio può essere curata con la dieta e l'esercizio fisico, per evitare che si trasformi in diabete.

The New England Journal of Medicine, 2002; 346: 802-808, 854-855.



I rischi del fumo nei diabetici

Le complicazioni ai reni tipiche dei diabetici possono peggiorare, se il paziente, pur seguendo una specifica terapia, non smette di fumare. Uno studio americano condotto su 33 diabetici di tipo 2 ha dimostrato che le funzioni renali dei fumatori peggiorano più rapidamente. Questo anche se i pazienti sono sottoposti a una terapia con farmaci inibitori dell'enzima ACE. Questi farmaci frenano l'azione dell'ACE, che è un potente vasocostrittore, e abbassano la pressione sanguigna. Generalmente rallentano la progressione della nefropatia, cioè la compromissione della funzionalità renale causata dal diabete. Ma nei fumatori non sono in grado di frenare gli effetti negativi del fumo. Lo studio, tuttavia, non dimostra che smettere di fumare garantisca un miglioramento delle condizioni dei reni.
Non è del tutto chiaro perché il fumo acceleri il declino delle funzionalità renali. Ma sembra che favorisca la costrizione delle vene presenti nei reni.

American Journal of Kidney Diseases 2002; 39: 3776-382.



Nuova molecola per contrastare il diabete di tipo 1

I medici della Mount Sinai School of Medicine di New York hanno sintetizzato una molecola in grado di contrastare lo sviluppo del diabete di tipo 1 nei topi. La molecola, chiamata DEF, disattiva le cellule T, responsabili della distruzione delle cellule che producono l'insulina. La molecola sembra anche in grado di riparare i danni subiti da queste cellule, che possono riprendere a produrre insulina. I medici hanno iniettato la molecola DEF in topi modificati geneticamente per sviluppare il diabete di tipo 1. I topi non hanno contratto il diabete e anzi la loro condizione si è capovolta. Le cellule produttrici di insulina non danneggiate dalle cellule T hanno ripreso la loro produzione.
I medici stanno già lavorando alla sintesi di molecole simili alla DEF e adatte agli uomini. Se i test di laboratorio dimostreranno che bloccano l'azione delle cellule T, potranno essere sperimentate sui malati di diabete.

Nature Immunology 2002.

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